Ultimo aggiornamento messaggio: ore 09:06 – 24 febbraio 2012 | autore: quaesitor
La luce gravava sulla testa come un macigno rovente, implacabile.
Continuavano ad avanzare nella canicola eterna, l'unica compagnia quella dei cammelli e delle dune, le ripetitive, indistingubili onde del mare arido in cui si erano tuffati.
Aggiustandosi il greve turbante che gli proteggeva la testa, Tlaraan guardò indietro, seguendo la serpentina d'impronte lasciata dai cammelli fino a che questa non tornò a fondersi nell'uniforme ocra del paesaggio, e lasciando gli occhi spaziare oltre. Il suo volto era aggrottato, mitigato però da un senso di liberazione sospesa, come se esitasse ancora a tirare un sospiro di sollievo che non aveva creduto possibile.
"E smettila!" lo sferzò scherzosa la voce metallica della sua guida "Se avessero voluto inseguirci ci sarebbero stati addosso molto prima. Non si spingono mai tanto in profondità nel Mare del Fuoco, non così lontano dalle piste delle carovane."
Tlaraan rimase dubbioso, ma dovette ammettere con se stesso che confidare nella guida era l'unica cosa potesse fare. Lanciò unultima occhiata al tutto dietro di loro.
Nell'aria che pareva bruciare ogni impurità dell'atmosfera lo sguardo poteva spaziare, oltrepassare la monotonia desolata di leghe e leghe desertiche, lambire le muraglie scintillanti della Città Circolare, vedere le sue guglie e i suoi pennacchi stagliarsi come minuscoli aghi, e penetrare nei reami brumosi aldilà, dove campi e foreste e monti sbucavano tra nubi che si facevano via via più scure, più dense e impenetrabili. Oltre, una distanza incommensurabile oltre, un'indistinta bruma oscura.
Era una visione che dava le vertigini, come se il mondo intero gli venisse srotolato davanti, accatastando ogni luogo uno sopra l'altro.
(PS: pardon, mi accorgo ora che non ho scritto il mio nome nel titolo della discussione: Francesco Omar Zamboni)