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Uno spettacolo meraviglioso, nessuno escluso

Modena_Play_2017_02 Modena Play sta a Lucca come il treno sta al razzo.
A Lucca tutto è frenetico, veloce, adrenalinico, rischi molto, e il confine tra il successo e il disastro è in un dettaglio. Tutto ciò che ti resta alla fine della fiera  è un turbinio di emozioni e ricordi confusi.
Play è l’opposto: si va piano, ci si prende i propri tempi, il viaggio è infinitamente più breve e anche se le cose dovessero andare male, non sarà mai veramente un disastro.
A Play ti godi il viaggio. E hai anche il lusso di goderti il paesaggio.
Il paesaggio siete voi, amici miei, che venite a trovarci.

 

Modena_Play_2017_01E come paesaggio siete uno spettacolo.
C’è il gruppo che gioca da anni e viene a fare la demo, e guai a scordarti una regola, che loro il gioco lo conosco meglio di te che lo hai fatto.
Ci sono i ragazzini cooptati non si sa bene da dove che non hanno idea di cosa sia un gioco di ruolo (e non sembrano aver voglia di scoprirlo) e poi  dopo un’ora si alzano eccitati, discutendo fitti fitti dell’avventura appena giocata.
Ci sono due meravigliosi sedicenni, che sembrano giocare da una vita e hanno una passione e una competenza, che io alla loro età me le sognavo.
Ci sono quelli che fanno dimostrazioni del tuo gioco e quasi nemmeno te lo dicono e se li vai a trovare per ringraziarli, finisce che sono loro a ringraziare te.
Poi ci sono quelli che arrivano prendono la nuova uscita, pagano e se ne vanno, quasi senza proferire parola, che pensi di avergli fatto un torto, salvo poi che il prossimo anno, la cosa si ripete puntuale.

 

Modena_Play_2017_03Siete un paesaggio strano, delirante e ogni volta sorprendente.

 

Però come in ogni viaggio che si rispetti, siete quello che rende il viaggio degno di essere fatto.

 

Ci si vede il prossimo anno.
Se per caso doveste sorprendermi a fissarvi, non preoccupatevi, non lo faccio con intenzioni strane, sto solo godendomi il paesaggio.

A Imola, Una teoria di ombre

 

Una Teoria di Ombre

Martedì 28 febbraio saremo a Imola. E perché? Non per fiere e demo questa volta, e nemmeno per festeggiare il Martedì Grasso, ma per la presentazione del secondo romanzo pubblicato da Limana Umanìta, “Una teoria di ombre” di Valentina Zunino.

L’appuntamento, a cui vi consigliamo di non mancare, è alle 20:30 presso la Biblioteca Comunale in Via Emilia 80 a Imola, appunto.

Per chi ancora non l’avesse letto, e si trovasse da quelle parti (anche in maschera va bene uguale, tanto i veglioni non saranno ancora cominciati a quell’ora) questa è l’occasione giusta per scoprire il fantastico mondo ideato da Valentina. Un lavoro, il suo, durato anni, per dare credibilità a un worldbuilding che vi trascinerà in atmosfere che uniscono il gothic all’estetica orientale.

Già chiamarlo fantasy è riduttivo, ma chi conosce le nostre pubblicazioni sa che siamo sempre in cerca di qualcosa di diverso dai soliti cliché. Qua ci troviamo di fronte a un’investigazione attorno a un omicidio plurimo che nasconde un segreto ancor più profondo, intrecciato con la particolarissima (e pericolosa!) magia ideata da Valentina.

Ma inutile anticipare di più. Il libro lo trovate qui in cartaceo e qui in versione digitale.

Per tutto il resto ci vediamo in biblioteca per saziare la vostra curiosità.

 

I primi ricordi e i nuovi

I primi ricordi della mia infanzia partono tutti dal “palazzo”.
Il palazzo, come lo chiamavamo noi, era una palazzina di quattro piani dove i miei genitori avevano preso un appartamento in affitto.
Nei Settanta vivere in una palazzina equivaleva a vivere in una “comune”: praticamente era impossibile capire dove iniziava la casa di una famiglia e dove finiva quella di un’altra.
Io ho passato tutta la mia giovinezza a casa di Sandro, che era il figlio della famiglia che con noi divideva lo stesso pianerottolo.
Con Sandro ho scoperto i supereroi e con lui ho dedicato ore ed ore a raccogliere i soldi per comprarmi i fumetti, per leggerli e infine per ritagliarli (cosa di cui ora non vado fiero).
Abbiamo speso ore ed ore in quella cameretta, che adesso è una specie di santuario dedicato a quel periodo, a mettere in scena (con i pupazzetti ritagliati) infinite storie dedicate ai nostri beniamini.
E quando non facevamo questo allora disegnavamo.
Solo che Sandro era bravo, molto bravo, mentre io ero una pippa.
Così in quei lunghissimi pomeriggi io ero Stan Lee e Sandro Jack Kirby.

comic_fumettoOra sono alle soglie dei cinquant’anni, che a scriverlo mette quasi paura.
Nella vita ho fatto parecchi lavori, ho cambiato casa e amori, ma l’ossessione per i fumetti e soprattutto per i supereroi non mi ha mai abbandonato.
Quasi dieci anni fa ho fondato con un gruppo di amici una casa editrice e creato un gioco di Ruolo sui supereroi (Project Hope).
Questo gioco dopo tutto questo tempo conta due edizioni, diverse ristampe e soprattutto undici espansioni che hanno creato un universo che parte dalla seconda guerra mondiale e arriva ai giorni nostri.
Un universo popolato da decine di supereroi ognuno con la propria storia e la propria personale “crisi”.
Non ho mai saputo bene cosa volevo fare da grande, e nel dubbio ho fatto un sacco di cose, però ora mi rendo conto che l’unica costante è raccontare storie.

L’ho fatto attraverso i giochi che ho scritto, quasi inconsapevolmente.
Eppure ogni volta che io e Riccardo ci troviamo per discutere cosa scrivere per la prossima espansione è quello che succede.
Invevitabilmente ritorno a quella cameretta di quarantanni fa a giocare con i pupazzetti.
Sono comunque rimasto una pippa con le matite e ho sempre invidiato Sandro che sapeva disegnare come Kirby.
Oggi che è l’anniversario della morte del Re, mi pare doveroso annunciare che sto lavorando ad un fumetto che è un atto d’amore a quella cameretta e a quel meraviglioso disegnatore che ha segnato così profondamente la mia vita.
A sei anni volevo disegnare come Kirby, oggi spero di essere bravo a raccontare storie come lo faceva lui.

Alle matite ci saranno Stefano Pavan , di cui ammirate le matite nell’immagine in anteprima e Alessandro Coizzi, con cui ho già lavorato per un espansione di PH.

Alle chine L’immenso Roberto Berna, la cui umanità mi spiazza sempre.
Ed in fine ai colori un bimbino di Nome Francesco Massetti che è un bravo guaglione e lo conosco da quando giocava con i Pokémon.

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